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Lube, la sfida in cucina "Siamo un’industria con l’anima artigiana"

L’azienda marchigiana produce 55mila “pezzi” all’anno e ha un fatturato di 160 milioni in crescita anche durante la crisi grazie all’export: “ma non rinunciamo a investire sulla qualità tutta italiana dei prodotti”

Anima artigianale con struttura industriale per produrre 55 mila cucine all’anno (trecento al giorno), con energia pulita, grazie all’impianto fotovoltaico di 27 mila metri quadrati, rimanendo fedeli all’attenzione del dettaglio e alla personalizzazione di ogni singolo pezzo. Sembrano intrecci delicati che, però, nel caso di Lube hanno permesso all’azienda di diventare in gruppo importante, con un fatturato di 160 milioni nel 2013, e di rimanere in famiglia, nelle mani di Luciano Sileoni, fondatore e presidente, e di Fabio Giulianelli, amministratore delegato e anche suo cognato.

«All’inizio rimanere in famiglia era una difficoltà, oggi è diventata la nostra ricchezza - spiega Fabio Giulianelli - abbiamo sempre reinvestito nell’azienda; siamo radicati nel nostro territorio, a Treia, novemila abitanti, nelle Marche; adesso sta entrando in azienda la seconda generazione di dipendenti e posso dire con soddisfazione che siamo tutti cresciuti all’interno dell’azienda. Cito solo un esempio: il capo designer è un nostro ex-operaio, crediamo nel valore della persona, puntiamo nel saper lavorare con passione». Un entusiasmo che dura da oltre quarant’anni, e che ha permesso di raggiungere anche un +6% nel fatturato del faticoso 2013; sempre nello stesso anno sono stati inaugurati più di 40 nuovi store solo in Italia: «Abbiamo voluto sviluppare un rapporto diretto con il cliente, continuiamo a investire nei nostri negozi, molti monomarca, e offriamo una gamma completa per offrire la cucina per tutte le tasche - continua Giulianelli - ci siamo concentrati molto sul prodotto per uscire con un prezzo molto competitivo; continuiamo a investire in innovazione e tecnologia per conquistare il cliente. Oggi chi compra riflette molto prima di spendere, ma cerca e vuole un prodotto di qualità; ultimamente purtroppo è cambiata l’attitudine del cliente, è cambiato lo stato d’animo, la gioia e la gratificazione di un acquisto importante come la cucina».

Se in Italia la crescita è più lenta, è dall’estero che arrivano i segnali più interessanti, infatti nel 2013 l’export, che copre circa il 13% del fatturato, ha segnato un una crescita tra il 25 e il 30%; attualmente Lube è presente in settanta paesi, e solo nell’ultimo trimestre sono stati inaugurati 15 nuovi punti vendita, non pochi per uno spazio particolare all’interno della casa, che identifica tradizioni e abitudini di ogni singolo paese: «La cucina non è un salotto, e nemmeno un mobile - sottolinea Giulianelli - è un ambiente che comunica la cultura di chi lo vive. Noi vogliamo trasmettere al cliente il messaggio legato a un acquisto importante, basato sul valore e non sulla necessità. In India, dove abbiamo già aperto nove negozi, il Made in Italy della cucina è molto apprezzato, c’è un gusto vicino a quello occidentale, moderno, che vuole un design ricercato. Anche in Russia, dove piace molto il legno, stiamo crescendo velocemente; qui la cucina deve esser massiccia, comunicare un’idea di forza, il prezzo invece, è un fattore secondario».

In Italia dove Lube è cresciuta anche per quel saper soddisfare l’esigenza di una cucina sempre personalizzata, sta per essere lanciato Creo Kitchens, il nuovo brand che risponde alla domanda del cliente attuale, più che mai attento ai numeri: «In questo caso abbiamo cercato di centrare un doppio obiettivo - spiega Giulianelli - una cucina ricca nei contenuti, ed economica nel prezzo, la necessità di questo preciso momento. Oggi circa il 50% delle nostre cucine devono esser adattate all’esigenze della casa, la conferma che siamo riusciti a crescere a livello industriale, mantenendo lo spirito artigianale».

 

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